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martedì 25 febbraio 2014

Marcia del Roccolo - di Gilberto Costa

“Al podista interessa unicamente la strada sotto i propri passi e quella sensazione di sgravio e liberazione che la corsa ad ogni metro gli strappa e restituisce”
MARCIA DEL ROCCOLO

Arenzano, elettrica, la sua luce ammaliante, lo spettro della primavera che riappare tremolante.
Gli immensi recipienti celeste, azzurro e blu cobalto si uniscono in un unico immenso salto.
Il cielo, il mare, sagomati dalla  carezza del vento che soffia ombra fredda, scivolando dai pennacchi bianchi del Beigua, sospinto dai balzi sereni della sua custode osservatrice.
L’ordine curato della Pinetina, il silenzio verde che custodisce, scosso unicamente dai tonfi delle aspettative dei costretti della strada.
Il mare appare improvviso, profondo, iracondo fra le fronde. Irregolare.
Un pugno nello stomaco  in fondo la discesa.
A fatica ecco il litorale. Corre mastodontico di traverso. Pugnalate profonde al costato, inferte al fegato.
Il muto dolore da una parte contrapposto alle persone a passeggio spensierate.
Gli occhi sofferenti gettati in cielo, nel mare. Lasciati rotolare in terra, calpestati dai nostri stessi passi.
L’imbuto ovale delle gallerie, buchi neri che ingollano e rendono informi di fatica.
Masticano e sputano fuori dalla miniera, ciuchi ciechi, orbi dallo stento.
Vasi comunicanti impietosi. Echi di dolore maledetti.

martedì 9 aprile 2013

4° Trail Marmarossi km 30 (Sv) di Gilberto Costa


Le salite non sai come giudicarle. Ostacoli insormontabili, oppure  mura erette a difesa della propria cittadella?
“Sopporta e resisti: un giorno questo dolore ti sarà utile”. (Ovidio, Amores)
Ho condiviso  24 km dei 30 totali, dividendo il pane nero della fatica con un meraviglioso compagno d’ avventura. Per la verità, è stato Riccardo Saporiti a guidare, condurre il ritmo delle mie sommesse falcate. Offrire generosamente la faccia al vento, scudo umano contro folate di vento simili a sberle, consimili a decisi fendenti,  analoghe a macigni di freddo trasparenti.
E’ stato leale, maestro altruista. Io dietro, inseguirlo come un vecchio randagio, che non sente più l’odore. Aggrappato al morso della sopportazione.
Non ha mai approfittato, poteva andarsene, della mia “gamba”, mi ha concesso, quando ne ero in grado, l’onore del vento, si è lasciato affiancare, mostrandomi rispetto. A

martedì 12 febbraio 2013

Eco mezza da Botanpo a Potanbo - racconto di Gilberto Costa


"Non esiste inquietudine che, correndo, non si affievolisca e pigramente si dissolva".

ECO MEZZA DA BOTANPO A POTANBO
Piovera (Al)

Le gare di corsa, le ritrovi dove l’hai lasciate, interrotte.
Succede tutto  in un baleno, come chinarsi per allacciare le scarpe.
Una sorta inspiegabile di spostamento temporale. Ecco, le riprendi in quell’istante,
da quel palpito.
Simile a quando afferri delicatamente, ma deciso, la  mano di un bambino incrociando per la via nera volti sconosciuti.
Vuoi il braccio di un anziano che s’appresta ad attraversare una strada trafficata.
Raccogli quel filo magico, lo perpetri volesse il cielo frugando nello zaino/borsa in cerca di una spilla, che immancabilmente ti punge e ferisce.