Ecomezza da Botanpò a Potanbò.
La neve è arrivata
silenziosa, confondendo i contorni delle case, dei tetti, delle auto,
nascondendo tutto col suo manto candido. Eppure ieri c’era il sole, ieri era
una giornata gelida e bellissima ancora dipinta nel cuore, una giornata da
correre.
Piovera mi era stata
sussurrata, come sede di una mezza un po’ particolare. Economica, innanzi
tutto, ma anche diversa dalle altre per quel suo ramificare i chilometri di
gara su sterrato, tra argini, tra campi.
Una mezza senza clamore, un percorso intimo.
Ero già iscritta ad una
21 internazionale, sapevo di non avere le gambe né per l’una né per l’altra, ma
mi chiedevo quale scusa avrei trovato per non andarci.
Allora mi sono posta
delle condizioni. Finire dignitosamente il percorso di Santa Margherita, vedere
la condizione delle gambe il giorno dopo e valutare attentamente se gli impegni
di questi giorni mi avrebbero permesso la partecipazione ad una nuova mezza.
Chiudendo a Santa
dapprima ho pensato che con le mezze avevo già dato il mio tributo per tutto
l’anno. Ma

