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martedì 12 febbraio 2013

Eco mezza da Botanpo a Potanbo - racconto di Elisabetta Iurilli


Ecomezza da Botanpò a Potanbò.

La neve è arrivata silenziosa, confondendo i contorni delle case, dei tetti, delle auto, nascondendo tutto col suo manto candido. Eppure ieri c’era il sole, ieri era una giornata gelida e bellissima ancora dipinta nel cuore, una giornata da correre.
Piovera mi era stata sussurrata, come sede di una mezza un po’ particolare. Economica, innanzi tutto, ma anche diversa dalle altre per quel suo ramificare i chilometri di gara su sterrato, tra argini,  tra campi. Una mezza senza clamore, un percorso intimo.
Ero già iscritta ad una 21 internazionale, sapevo di non avere le gambe né per l’una né per l’altra, ma mi chiedevo quale scusa avrei trovato per non andarci.
Allora mi sono posta delle condizioni. Finire dignitosamente il percorso di Santa Margherita, vedere la condizione delle gambe il giorno dopo e valutare attentamente se gli impegni di questi giorni mi avrebbero permesso la partecipazione ad una nuova mezza.
Chiudendo a Santa dapprima ho pensato che con le mezze avevo già dato il mio tributo per tutto l’anno. Ma

Eco mezza da Botanpo a Potanbo - racconto di Gilberto Costa


"Non esiste inquietudine che, correndo, non si affievolisca e pigramente si dissolva".

ECO MEZZA DA BOTANPO A POTANBO
Piovera (Al)

Le gare di corsa, le ritrovi dove l’hai lasciate, interrotte.
Succede tutto  in un baleno, come chinarsi per allacciare le scarpe.
Una sorta inspiegabile di spostamento temporale. Ecco, le riprendi in quell’istante,
da quel palpito.
Simile a quando afferri delicatamente, ma deciso, la  mano di un bambino incrociando per la via nera volti sconosciuti.
Vuoi il braccio di un anziano che s’appresta ad attraversare una strada trafficata.
Raccogli quel filo magico, lo perpetri volesse il cielo frugando nello zaino/borsa in cerca di una spilla, che immancabilmente ti punge e ferisce.