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martedì 1 novembre 2011

Castellazzo - di Elisabetta Iurilli

Eccomi qua,
al posto di studiare ho scritto. Ma a studiare non ce l’avrei comunque fatta, oggi non è giornata.
Ho tralasciato volutamente il groppo in gola che ho provato al ritiro pettorali. L’ultima volta che l’avevo preso me lo aveva dato la Grazia, già malata. A Castellazzo lo danno in base all’iniziale del cognome, e lei si era messa a distribuire la I e la L così ci si vedeva per forza …
Ogni domenica porta con sé la sua barzelletta che vorrebbe essere sporca ma non ci riesce. Nel nostro gruppetto oltre me nessuna donna, non so se si frenino o  siano così al naturale, certamente non mi mancano di rispetto. Sono bellissimi questi anzianotti che se sapessero che li chiamo così … domenica mi ha detto
Beppe che hanno fatto tanto che non sono neanche partiti!
E ti è mai capitato di riconoscere un amico prima che dalla sagoma, dal modo in cui corre? Io ci ho fatto caso ultimamente, forse difettandomi un po’ la vista ho accentuato la memoria.
Poi ci sono i racconti da post maratona. Domenica scorsa il gruppo di Ovada era a correre a Venezia. Quel gruppo lo guida Antonio, quello che si è perso alla MDM, il podista più sfigato che conosca. Ero curiosissima di saper come gli era andata in laguna. Tre volte di seguito iscritto prenotato tutto, infortunato più o meno gravemente la settimana prima dello start e perciò impossibilitato ad andare. Poi l’anno scorso il debutto sotto la pioggia e l’acqua alta fino al ginocchio all’arrivo. Quest’estate i suoi allenamenti avevano odore di leggenda. Lo si vedeva nei pressi dei traguardi delle garette serali in borghese giustificarsi di non correre perché, infondo, i km erano pochi. Lui che lavora a Sestri si allenava all’aeroporto dove faceva le ripetute. E forse era vero, notandolo alla fermata dell’autobus avevo visto subito spuntare da sotto i pantaloni le sue scarpe sgargianti da runner. Ma il bello era stato vederlo arrivare a novi e in altre gare in quel periodo, già con parecchi km addosso prima della partenza. Ma il suo percorso preferito rimaneva quello che passava per casa sua. Un anello di 7 km dove prima di iniziare sistemava sul muretto di casa delle bottiglie che il figlio provvedeva a riempire o eliminare man mano. Già mi vedevo mia figlia ridere al solo pensiero …
Quest’anno a Venezia ad Antonio è partita la testa. E’ andato in palla completa e al posto di chiudere in 3.40 come si era prefissato ci ha messo più di cinque ore. Ma so di certo che l’anno prossimo sarà di nuovo lì a riprovarci, e speriamo sia la volta buona!
La Gina sta diventando sempre più bella. Il suo fisico si sta asciugando, i capelli non sono più ispidi, ma i ricci le scendono morbidi. Che bella la sua vittoria!
Oggi mia figlia è andata a vedere se poteva donare il cordone ombelicale. Ci sono dentro cellule indifferenziate che possono diventare utili per combattere malattie brutte. Se fosse stato possibile le avrebbe conservate per Martina, ma in Italia non siamo ancora attrezzati per farlo. E a quanto pare anche la donazione è difficile. Il medico con cui ha parlato è un runner che le ha chiesto se era mia parente … chissà che carogna le sarà venuta eh eh
Domani corsa tranquilla a Masone, poi pranzo dai miei e turno in croce. E’ il momento di sdebitarmi un po’, meglio non mancare.
Ciao, un abbraccio dalla strega di Masone!  

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