domenica 14 giugno 2026

L’atletica piange Marco Pari

L’atletica perde una delle sue figure più rappresentative. Marco Pari se n’è andato, lasciando un vuoto profondo in chi lo ha conosciuto, in chi lo ha visto correre e in chi, anche solo attraverso i racconti, ha imparato a riconoscerne il valore.

Marco Pari non è stato soltanto un atleta di altissimo livello. È stato uno di quei corridori capaci di lasciare un segno senza cercare clamore, senza costruire un personaggio attorno alle proprie vittorie, senza bisogno di celebrarsi. Correva forte, fortissimo, ma lo faceva con naturalezza, con quella semplicità che spesso appartiene solo ai grandi.



La sua carriera racconta numeri importanti, tempi che ancora oggi parlano da soli: 14’06”7 sui 5000, 29’16”1 sui 10000, 1h04’ in mezza maratona, una maratona corsa in 2h19’, 19,353 km nell’ora in pista. Ma davanti a una notizia così dolorosa, i numeri non bastano. Servono a misurare l’atleta, non l’uomo.

E l’uomo era molto di più dei suoi primati. Marco era capace di scherzare su se stesso anche dopo imprese che per altri sarebbero state motivo di orgoglio esibito. 

La stessa semplicità emergeva anche nelle corse su strada. Nel marzo 1987, alla Maratona di Chiavari, chi lo aspettava al traguardo si trovò davanti un atleta capace di fermare il cronometro su un tempo straordinario: 2h19’26”. Senza clamori, senza titoli urlati, senza la visibilità di oggi. Solo corsa, talento, coraggio e sostanza.

Marco Pari ha vinto cinque volte la Traversata della Valbisagno, ha conquistato numerosi titoli liguri, ha partecipato a campionati italiani assoluti, ha

rappresentato per anni un punto di riferimento per generazioni di podisti e appassionati. Ma chi lo ricorda davvero sa che la sua grandezza stava anche nei gesti più semplici: le coppe vinte e poi regalate ai bambini, le serate tra amici, l’ambiente del CUS degli anni Ottanta, le gare vissute con passione autentica.



Era un campione, ma non amava comportarsi da campione. Era un esempio, senza volerlo essere. Un “antipersonaggio” in un mondo che spesso corre dietro all’apparenza. Marco Pari apparteneva a un’altra idea di sport: quella fatta di fatica, rispetto, amicizia, ironia e misura.

Oggi l’atletica ligure saluta uno dei suoi grandi. Lo fa con dolore, con riconoscenza e con la consapevolezza che certe figure non passano davvero. Restano nei racconti, nelle piste, nelle strade, nelle classifiche, ma soprattutto nella memoria di chi ha avuto la fortuna di incrociarle.

Addio Marco. 



Nessun commento:

Posta un commento