mercoledì 1 luglio 2015

Enrico Arcelli è morto ... quanti di noi hanno letto i suoi libri e i suoi articoli

dalla rivista Correre


Se n’è andato anche Enrico Arcelli. All’improvviso, martedì 30 giugno, mentre era in vacanza in Sardegna. Un malore. Lui avrebbe detto, con un sorriso dei suoi, “senza disturbare”. Era un uomo riservato e schivo, il professore: un curioso di scienza fin dai tempi in cui, allievo del professor Margaria, vanto della fisiologia mondiale, aveva saputo indurre quell’autorità indiscutibile a prendere in considerazione i risultati sul campo, in atletica e altrove, anche se contraddicevano le teorie più in voga. Era un grande amico di Correre, gli fu chiesto subito di collaborare, a metà degli anni Ottanta. Arcelli si schermiva dicendo che allora non c’erano altri medici che si occupassero di corsa, oltre ad aver
scritto un libro specifico: “Correre è bello”, in cui trattava dei benefici della corsa. Il volume è tuttora in testa alla classifica dei libri di sport più venduti in Italia.
Arcelli aveva esordito sul Corriere della Sera con un riuscitissimo articolo dal titolo “A 40 anni ho corso la maratona”. Lo pubblicarono di spalla in prima pagina, aprì un fronte inesplorato, quello del fitness o wellness. Arcelli non amava gli inglesismi, parlava di benessere attraverso il movimento. Scriveva in modo semplice, cercava di essere comprensibile a quasi tutti, come ogni divulgatore che si rispetti. Era capace di riscrivere una frase anche dieci o dodici volte, sino a quando non gli appariva sufficientemente chiara. Come raccontò in occasione dei primi 300 numeri di Correre, attribuiva ogni merito delle sue “relative capacità” a Carlo Felice Venegoni, il maestro al quale si è sempre ispirato. Ma non tutti ne apprezzavano lo stile: ogni tanto il suo talento di divulgatore lo esponeva a facili attacchi, i detrattori lo accusavano di scrivere soltanto cose ovvie e banali.
A Enrico Arcellili dobbiamo non poche innovazioni proprio in rapporto alla corsa. Per primo ha trattato il tema della potenza lipidica, ha collegato alla fisiologia la scelta dei mezzi di allenamento, proponendone di nuovi, oltre a suggerire di allenarsi con poco glicogeno nei muscoli.
Una vita piena, conclusa anzitempo. Arcelli era del 1940. Dopo la laurea in medicina e chirurgia aveva conseguito tre specializzazioni, in Medicina dello Sport, in Scienza dell’alimentazione e Medicina del Lavoro.
Milanese di nascita, si era presto trasferito a Varese, nell’ambito delle logiche Ignis, dove aveva trovato opportunità professionali, oltre a moglie e due figli. Nei primi anni Settanta si era inventato come teorico dell’allenamento, razionalizzando le metodiche di lavoro. E’ stato il precursore dei  preparatori atletici occupandosi del Varese calcio prima di approdare alla Juventus, al Chelsea e al Milan. In atletica, la grande passione della sua vita, è stato dapprima allenatore poi responsabile federale del mezzofondo, del fondo e della marcia, innovando anche in questi settori. Nel basket è stato preparatore atletico della grande Ignis. Dei record di Moser è stato artefice alla guida dell’Equipe Enervit che la Also, allora si chiamava così, gli aveva messo a disposizione. Ha scritto una serie di libri, almeno 23, di cui l’ultimo gli dava grandi soddisfazioni. S’intitola “Voglio correre”, è il sequel ideale di “Correre è bello”. Due grandi testimonianze.
Biografia e Curriculum
Enrico Arcelli è nato il 5 marzo del 1940, si era laureato in Medicina E Chirurgia e aveva tre specializzazioni: Medicina dello Sport; Medicina del Lavoro; Scienza dell'Alimentazione e Dietologia.
È stato professore a contratto presso l’Università degli Studi di Siena e presso l’ISEF di Firenze. Dopo aver vinto il concorso, è stato fino al 2010 (nel novembre di quell’anno poi è andato in pensione) professore associato presso il Dipartimento Scienze dello Sport, Alimentazione e Salute dell’Università degli Studi di Milano.
Presidente  dell’Equipe Enervit e del Comitato Scientifico della Fondazione Paolo Sorbini, si è occupato di sport come tecnico: all'inizio degli anni '70 ha "inventato" la figura del preparatore atletico del calcio e ne ha razionalizzato le metodiche di lavoro. È stato preparatore atletico di squadre professionistiche per 24 anni; poi è stato consulente della Juventus, del Chelsea e del Milan.
Attualmente ricopriva il ruolo di dietologo dello staff medico dell’Inter.
Nell'atletica è stato responsabile federale del mezzofondo, del fondo e della marcia ed è stato preparatore della grande Ignis nel basket.
All'inizio degli anni '80 ha ideato l'attacco al record dell'ora di ciclismo di Eddy Merckx e ha diretto l'equipe che ha seguito Francesco Moser nel record dell'ora del 1984 a Città del Messico.
Ha seguito anche tennisti di livello mondiali, e campioni come Tomba, Alesi, Manuela Di Centa e altri ancora, per un totale di oltre 20 tra vincitori di Olimpiade, campioni del mondo e primatisti mondiali.
Ha scritto 23 libri, tra cui "Calcio: preparazione atletica"; "La maratona: allenamento e alimentazione"; "Che cos'è l'allenamento"; "Magri & forti", che hanno riscosso grossi successi di vendita e uno, "Correre è bello", è tuttora il libro sportivo italiano con il record di vendite. Suoi libri sono stati tradotti in varie lingue, compreso il cinese e il russo. L’ultimo “Voglio Correre” edito da Sperling & Kupfer è stato un best seller.
Ha tenuto lezioni in varie università europee, nonché corsi e conferenze in tutti i continenti. E' stato a lungo collaboratore del "Corriere della Sera", “Gazzetta dello Sport” e “SportWeek” oltre ad aver collaborato con Correre fin dal primo numero.

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