“Merda, merda merda!” l’urlo unanime
liberatorio dei Castellani e delle Castellane si alza al cielo ed ecco il via,
desiderato troppo a lungo in questo sabato pomeriggio.
Armati di bastoncini e zaini al posto di
spade e vessilli, pantaloncini e t-shirt tecniche in luogo di lunghe vesti
preziose e maglie di ferro, siamo un po’ i fratelli minori di questa
manifestazione che vede gli impavidi spiriti dei trail fronteggiarsi nella
sfida di leggendarie Porte e Finestre di Pietra. Ma non ci manca la tempra e il
coraggio per affrontare la nostra battaglia. La conquista del Castello di
Pietra.
La voglia di correre questo trail era in me
presente da anni, colpa del solito amico che descrive con parole incantate la
sua eroica impresa e fa nascere in me il desiderio di imitazione, in realtà una
copia goffa e maldestra, ma quanto basta per tenermi impegnata a sognare.
E finalmente arriva il momento, quello
giusto, in cui il desiderio si appresta a diventare realtà. Passo una mattinata
d’inferno, più che mai sulle spine, le ore che mi distanziano dalla partenza
sembrano non passare mai, poi la paura di perdermi e di arrivare a Cantalupo
non più in tempo per gareggiare, inoltre quelle gocce di pioggia a salutare il
mio arrivo, note stonate ma brevi.
E’ già piovuto a Cantalupo ligure, e ha
lasciato il segno. Ma questo lo scoprirò solo strada facendo.
“Si sale subito” “Si sale fino al Castello”
ognuno dice la sua, io ho scordato di guardare l’altimetria, forse non
